Ogni evento che abbia avuto un impatto globale sull’uomo, come lo sono state le guerre, inevitabilmente porta un cambiamento sia sociale che economico. Dopo una prima fase di stallo e di impasse è necessario prendere coscienza e misurare i confini tra paura e sopravvivenza e iniziare un processo evolutivo. Esattamente. Il momento esatto che stiamo vivendo può diventare un’opportunità, uno switch necessario per fare di ogni difficoltà una nuova possibilità di crescita.

Lo sport è uno dei settori che probabilmente ha accusato un colpo pesantissimo sia per la mancata revenue dagli eventi, via via cancellati in toto, Olimpiade compresa (manifestazione spostata al 2021), sia per i rimborsi degli abbonamenti, del ticketing e i contratti con gli sponsor che, per un’economia di riflesso, non verranno probabilmente onorati. E non parliamo soltanto dello sport di prima fascia, le categorie più alte, dove probabilmente qualche contratto blindato darà la possibilità di limitare le perdite, ma penso a tutte le piccole società, le polisportive, le minors che faranno fatica anche ad onorare gli stipendi degli atleti.

In questo si ravvisa un parallelismo con il quadro economico globale: da un lato le grandi aziende che riusciranno probabilmente a reggere il periodo di recessione che ci aspetta, da un altro i piccoli commercianti e artigiani che saranno travolti da un’onda di tsunami pesantissima. Allo stesso modo le ASD, i settori giovanili, le cui attività sono state già sospese dalle federazioni di appartenenza fino alla chiusura della stagione, dovranno capire come non scomparire e continuare con la loro presenza sul territorio. Avranno l’onere di onorare contratti, mantenere la gestione degli spazi per gli allenamenti e le fasi di gioco, non perdere credibilità economica con le istituzioni e tenere strette le connessioni con le famiglie, con i tifosi per poter sperare di ricominciare tra 6 mesi o non si sa quando.

Lo sport e gli sponsor: insieme per cercare soluzioni

In campo lo sport non è più giocato ma nel digitale le attività sono in fermento: questa è una chiara opportunità.

“Questa crisi ha fatto fare all’Italia un salto in avanti di 10 anni in 10 giorni”.

Davide Dattoli, innovatore e fondatore di Talent Garden, nel suo articolo per la Stampa descrive in questa frase quello che sta accadendo al mondo. Sicuramente qualcuno parte avvantaggiato in questo contesto, ma lo switch forzato ha avuto un impatto culturale e psicologico sull’uomo. Naturalmente questo cambiamento riguarda anche lo sport e tutti i partner che da sempre sono stati il motore di sostentamento per tutta l’attività sportiva globale. Allora quale potrebbe essere la soluzione per affrontare con un certo equilibrio la rinascita dopo lo stop forzato al quale ci ha costretti il Covid19?

Qualsiasi sia la strada da percorrere è indispensabile che la si percorra insieme.

Non più strategie scoordinate e scollegate ma piani di comunicazione e marketing sinergici, immaginando soluzioni nuove, mediando l’expertise aziendali anche nelle realtà sportive. Un “travaso” di competenze digitali e tecnologiche che potrebbe sviluppare due effetti:
1) rafforzare il rapporto di partnership con reale coinvolgimento dell’azienda nel feed di crescita del club sportivo;
2) upgrade culturale e tecnologico dell’impresa sportiva.

Si tornerà ai vecchi schemi di sponsorship?

Sicuramente no. Non tutto andrà buttato dell’esperienza e delle dinamiche di partnership ma i mezzi cambieranno. Quando si tornerà a vivere lo sport in campo lo si farà con molta cautela. Probabilmente in una prima fase gli eventi verranno svolti a porte chiuse e successivamente le venue potrebbero subire modifiche anche relativamente alla portata di ospiti per ovviare a nuove normative e regolamenti che verranno varati dalle federazioni, dal Governo e dagli organismi internazionali. Questo limiterà l’esposizione dei marchi e ridisegnerà i confini anche degli investimenti che, in ogni caso, subiranno una flessione dovuta alla profonda crisi economica verso la quale siamo destinati.

Ma il digitale ci verrà in aiuto. La cosa fondamentale sarà approfondire l’analisi dell’utente sportivo che sta cambiando, osservare i suoi comportamenti mutati e approfittare di questo momento di pausa per studiare strategie da proporre ai propri partner già in essere o a quelli che verranno. Il problema in questo momento è convertire le perdite legate al mancato svolgimento degli eventi sportivi in nuove revenue. Se ne parlerà a lungo e si troveranno soluzioni. I dibattiti sono aperti come anche i confronti. Uno fra tutti #IntervalloLungo, il format di Fabio Lalli, mediato proprio dalla metafora della pallacanestro, che dal 25 marzo sarà online su www.intervallolungo.com tutte le mattine alle 10 per un confronto aperto con i top players dell’innovazione, dello sport, delle istituzioni e dell’entertainment. 10 minuti per riflettere insieme, per trovare nuove strade e tornare a vincere in campo e fuori dal campo.

 

 

Alessandra Ortenzi
Author

Autore Hoepli, giornalista, informatico ed esperta in strategie digitali, docente nei percorsi di formazione su temi legati al marketing, alla comunicazione e alla nuova informatica digitale, ha collaborato con l’ufficio stampa e marketing della FIP. Collabora con la Link University, Tor Vergata e La Cattolica nei Master di Marketing Sportivo e con LNP e IUL si occupa di formazione trasversale. Scrive per la sezione Sport de Il Messaggero e per Basketinside.com dal 2012 cura cronache e rubriche sulla pallacanestro.

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