Stiamo assistendo a un graduale riposizionamento di tutte le attività sportive nei canali digitali, sulle piattaforme dedicate al gaming e negli ecosistemi evoluti che ospitano e continueranno a ospitare, anche a lockdown finito, tutti quegli eventi che fino a due mesi fa si svolgevano in presenza. Lo abbiamo visto in maniera sicuramente più definita nel calcio, con la conseguente migrazione dei contenuti dal web alla TV. I palinsesti televisivi hanno dovuto piegare il capo al dominio di Internet e alla supremazia dei social, che hanno concesso alla televisione solo il vantaggio di un’amplificazione globale degli eventi digitali, escludendo dalla creazione del contenuto forse il più grande colosso media di tutti i tempi. Non sono bastate le logiche dei diritti televisivi sugli eventi anzi, proprio queste logiche hanno messo in crisi lo sport che ora si trova imbrigliato nella crisi per non aver avuto la lungimiranza di comprendere che un evento come la pandemia avrebbe messo in serio dubbio la fonte maggioritaria di revenue.

Così, scivolati dal primo momento di resistenza agli eventi, durante il quale ci si è ostinati a proseguire con lo spettacolo in campo senza comprendere fino in fondo che prima o poi tutto avrebbe dovuto fermarsi, si è approdati a soluzioni sorprendenti e inattese. Abbiamo fatto dei 50 e più giorni di fermo dello sport, un’opportunità unica per testare progetti che erano dormienti, piattaforme che aspettavano solo di essere utilizzate con creatività, restituendo nuove opportunità non solo per restare collegati ai tifosi ma per offrire contenuti nuovi da condividere con i partner, vetrine da proporre agli sponsor e momenti sportivi riscritti, ridisegnati con una sorprendente velocità ed efficacia.

Il ciclismo è stato sicuramente lo sport che ha potuto sperimentare maggiormente con un’adeguata infrastruttura tecnologica e il supporto di alcuni partner, che in velocità hanno strutturato eventi come il Giro delle Fiandre in digitale, trasmesso in diretta alle 15:30 del 5 aprile. “La Ronde era stata corsa anche durante l’occupazione nazista” raccontava Giovanni Battistuzzi sul Foglio, il 14 marzo 2020: in 20 giorni la “DeRonde2020 – lockdown edition” è andata in scena con tredici corridori e vinta dal belga Greg Van Avermaet, olimpionico di Rio 2016. I 13 atleti, tra i quali Alberto Bettiol, vincitore l’anno scorso del Fiandre intero, quello su strada, hanno pedalato sui rulli, in diretta dal salotto, dal garage delle loro case indossando i colori delle maglie, ognuno della propria scuderia, riprodotte anche nel giro virtuale. Hanno percorso 32 dei 260 chilometri previsti della gara – definita una delle cinque “classiche monumento” – e il tracciato è stato caratterizzato dalla riproduzione virtuale dei due “muri” finali del Oude Kwaremont e Paterberg, simulati sulla piattaforma digitale sviluppata dalle società tecnologiche Bkool e Kiswe. Tutti i partecipanti avevano dei sensori applicati alla propria bici per simulare le pendenze e le difficoltà reali del percorso.

Ma il “DeRonde2020 – lockdown edition” non è stato l’unico esempio di soluzione alternativa virtuale allo sport dei grandi eventi. Infatti, dal 22 al 26 aprile si è svolta anche “The Digital Swiss 5”: cinque gare in cinque giorni per la versione virtuale del Giro di Svizzera. Anche qui una piattaforma collegata ai sensori delle bici che ha consentito ai partecipanti di sfidarsi virtualmente sui percorsi della competizione elvetica: ROUVY Indoor Cycling Reality. Rouvy è uno dei fornitori di soluzioni software per l’allenamento indoor nella comunità ciclistica e si differenzia dai diretti competitor in quanto gli scenari proposti agli atleti si basano su filmati video reali dei percorsi. Rispetto al Giro delle Fiandre, la Svizzera ha messo sul piatto dell’evento virtuale non solo la piattaforma Rouvy ma la sinergia con Velon, un progetto nato nel 2014 con l’obiettivo di sviluppare nuovi modelli di business nel ciclismo, concentrando il suo primario interesse verso i dati e le nuove tecnologie. Velon, in rappresentanza di diverse scuderie da – Deceuninck – Quick-Step alla Trek-Segafredo – ha poi stretto accordi con la televisione svizzera che ha distribuito il contenuto amplificando e contaminando, di riflesso, quello che fino a ieri era il primo media per creazione e distribuzione del prodotto digitale sportivo.

Non sappiamo quando si tornerà su strada anche se, con il 4 maggio, sono ripresi gli allenamenti individuali. Nel ciclismo, uno degli sport inseriti nelle categorie meno a rischio contagio secondo lo studio sulle 387 discipline realizzato da Coni, Comitato Paralimpico e Politecnico di Torino, i tempi probabilmente saranno più veloci di altri sport. Ci sono momenti, come il mucchio delle partenze, che potrebbero indurre la Federazione a prendere del tempo per una valutazione più approfondita del rischio. Certo è che gli esperimenti suggeriti dall’assenza dello sport dal vivo hanno sviluppato soluzioni che, fuori da ogni dubbio, potrebbero continuare ad essere prese in considerazione soprattutto per bilanciare la mancata esposizione degli sponsor e la conseguente gestione e incasso di revenue alternative.

Fabio Lalli
Author

Chief Business & Innovation Officer di IQUII, digital company specializzata in progetti Mobile, Wearable, Internet of Things e strategie digitali, e di IQUII Sport, unit orientata sullo sport con focus su Sport Marketing, Sport Technology, Fan Engagement, Insight e Report. Docente all’Università di Perugia in human computer interaction, ha insegnato ed insegna presso IED e ilSole24ore. Da sempre appassionato di innovazione digitale, attualmente immerso nell'esplorazione e nello studio di nuove esperienze ed opportunità legate a Internet of Everything, Sport Tech e Data Monetization.

Scrivi un commento