Per 29 anni è stata la voce e il volto degli sport Olimpici per la redazione sportiva di Mediaset e Premium Sport: Stefano Vegliani è un giornalista che ha fatto parte dei più grandi eventi sportivi degli ultimi lustri e ha raccontato anche le imprese di grandi personaggi: ha inseguito Alberto Tomba su tutte le piste del mondo, ha raccontato la carriera di Federica Pellegrini dalla prima medaglia olimpica nel 2004 allo strepitoso oro mondiale di Budapest, ha puntato su Gregorio Paltrinieri quando in redazione lo guardavano con aria interrogativa e in ultimo, ma non per carattere d’importanza, non ha mai dimenticato l’iniziale passione per la Vela spiegando la Coppa America da Azzurra a Luna Rossa, rincorrendo Soldini in giro per il mondo. Oggi Stefano, come tutti noi, attende Tokyo 2020 (o 2021) ancora testimone di uno dei più straordinari e controversi periodi della storia dello sport mondiale.

Forse ci sono poche persone che conoscono l’olimpismo come te. Hai “partecipato” come inviato a 16 Olimpiadi, l’ultima a Pyeongchang in Corea impegnato con la squadra di Eurosport. Che differenza c’è tra lo sport internazionale, le manifestazioni mondiali e le Olimpiadi? Come potremmo spiegare meglio, anche e soprattutto ai giovani, l’importanza di un evento di questo tipo?

L’unicità delle Olimpiadi sta nell’assoluta universalità, nel ritrovarsi assieme ai più grandi atleti del mondo. Ci sono i grandi campioni, ma anche atleti per cui raggiungere la qualificazione è già un sogno, che possono trovarsi alla mensa del villaggio seduti accanto al loro mito, al personaggio che li ha ispirati nella scelta di praticare uno sport. Bisogna anche riconoscere che purtroppo non è più così facile come una volta perché molti fuoriclasse scelgono di non stare al villaggio e hanno vite un po’ blindate. Però resta il fatto che sei immerso in una sorta di mondo fatato dello sport. Quando un atleta partecipa al mondiale della sua disciplina ritrova gli stessi amici/avversari di sempre, ai giochi oltrepassi quel muro che separa le varie specialità. Arrivare nella città dei giochi, con l’aeroporto imbandito con slogan, simboli, colori, con i volontari che ti aiutano nell’accredito, resta sempre una grande emozione. Batte forte il cuore.

Olimpiadi e Paralimpiadi. Nelle ultime edizioni il paralimpismo si è concretizzato come movimento e grandi campioni paralimpici hanno evidenziato il proprio valore sportivo. Secondo il tuo punto di vista cosa rappresenta questa grande rivincita umana e sportiva dello sport paralimpico per i paesi e, secondo te, in quale paese c’è maggiore sensibilità?

Credo che in Italia, nonostante gli ostacoli nella vita quotidiana restino molti per i portatori di handicap, il paralimpismo sia entrato nel cuore della gente grazie agli atleti che abbiamo: Bebe Vio, il povero Zanardi, Giusy Versace, solo per citarne alcuni. Il cambio di passo a livello mondiale credo sia stato segnato dalle Paralimpiadi del 2012 con una copertura televisiva nettamente superiore alle Paralimpiadi precedenti. Sicuramente la positività dei grandi campioni del paralimpismo sono e saranno fondamentali sia nel riscatto individuale delle persone portatrici di handicap sia nell’accettazione da parte della società.

Le Olimpiadi e la tecnologia. Le ultime edizioni di Rio e Pyeongchang sono tutte state definite “la più tecnologica di sempre”. Cosa ci aspettiamo per la prossima di Tokyo (tenendo sempre le dita incrociate rispetto al regolare svolgimento)?

La tecnologia corre più veloce di quanto noi si possa immaginare. Soprattutto nella velocità con cui si diffondono le notizie. Il Giappone è uno dei paesi tecnologicamente più avanzati. Ne vedremo delle belle.

Secondo il tuo punto di vista il Covid, oltre le perdite e la crisi profonda dal punto di vista economico, quanto ha influito sul cambiamento dello sport soprattutto in relazione al rapporto dei tifosi e atleti/società?

Da un lato il Covid ha colpito anche gli atleti (clamoroso il cluster dei nuotatori italiani a Livigno) e questo può aver creato qualche intoppo nella preparazione. Per quanto riguarda le i giochi di quest’anno la pandemia segna l’impossibilità per i tifosi stranieri di andare a Tokyo, dopo di che se le Olimpiadi si terranno credo che comunque, per chi le guarderà le gare in tv, saranno in grado di regalare un po’ di positività dopo questo periodo terribile.

Si è tanto parlato di diritti televisivi. Tu vieni da una lunga esperienza giornalistica televisiva. Come stanno cambiando i media di informazione e quale sarà il futuro della notizia sportiva?

Il primo problema che riguarderà le Olimpiadi di Tokyo sarà legato alla maggior difficoltà di fare le interviste nel dopo gara perché per ragioni di distanziamento le mixed zone saranno contingentate, sarà indispensabile prenotarsi e ovviamente la precedenza l’avranno le grandi agenzie, i grandi network e i giornali più importanti. Tutto il road book comunque è in fase di preparazione. Sicuramente sul piano delle riprese ci saranno sempre più microtelecamere sistemate nei posti più impensabili e droni e comunque riprese dall’alto.

Il palmarès da autore di Stefano Vegliani

Durante l’avventura di Luna Rossa nel 2021 ha creato il podcast “La sfida Infinita”

Maratoneta sotto le quattro ore, scrive su Il Foglio Sportivo e collabora al sito oasport.it

Come molti e illustri inviati sportivi ha la passione per il buon cibo: dopo aver inseguito Tomba assieme a Paolo Marchi collabora con Identità Golose dalla primissima edizione. 

Ha una rubrica ”Dentro la cucina” sul sito OAplus.it. 

Ha scritto tre libri: “La sfida infinita” nel 2000 su Luna Rossa e la Coppa America, “Una vita come il vento” con Alessandra Sensini nel 2009, “Oro argento e Tania” per Tania Cagnotto nel 2017

Mixed Zone è una rubrica di interviste in cui si raccontano storie di uomini e donne dello sport. Le foto inserite in ogni pezzo sono state fornite dai protagonisti, libere da diritti di pubblicazione o con credits lì dove ci sono stati indicati. Qualora vogliate segnalarci qualsiasi integrazione la mail di riferimento è pr@iquii.com.

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