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Podcast sportivo

Sport, Podcast e Instagram: la frontiera del nuovo giornalismo digitale

I contenuti e la loro tipologia variano a seconda delle abitudini e delle criticità legate agli utenti. Abbiamo più volte parlato di come la user experience non sia solo un focus che rivela come utilizziamo gli strumenti e gli ambienti digitali ma è anche la rivelazione rispetto a quanto le persone si stanchino letteralmente dell’esperienza che il web offre loro. Analizzare i comportamenti rende i micro sistemi digitali come lenti d’ingrandimento sociologiche in grado di proiettare le esperienze più utili dell’utente in rete al fine di migliorarle.

Dovremmo trattare approfonditamente questo argomento iniziando dall’evoluzione dei supporti. Dai “telefonini” e “videofonini” ormai quasi del secolo scorso, siamo passati ad apparecchiature che nell’ordine:

 

non vengono mai spente;

vengono usate sempre meno per le chiamate tradizionali;

non utilizzano più l’invio di SMS;

sono centralizzate su SO in continua evoluzione;

sono sempre connesse con la rete.

 

È naturale che questa evoluzione tecnica si sia modellata attorno ai nuovi contenuti ma grande spinta è stata data loro dall’utente stesso. Il percorso è stato deciso dal passaggio da fruibilità testuali a fotografiche a video fino ad arrivare, oggi, alla centralità della voce sia in ricerca che in offerta di contenuti.

Il Podcast: le origini nerd

Podcast non è un termine nuovo. Nel dicembre 2005 il dizionario statunitense New Oxford ha dichiarato Podcasting «parola dell’anno», definendo il termine come «registrazione digitale di una trasmissione radiofonica o simile, resa disponibile su internet con lo scopo di permettere il download su riproduttori audio personali».

La sua nascita e diffusione è strettamente legata alla comparsa dell’iPod. Pensate a quanto la musica, e quindi i file audio, siano sempre stati presenti come contenuto unico e immutabile a dispetto dell’evoluzione dei sistemi. La musica ha spinto la nascita degli smartphone: se non ci fosse stato l’iPod e la necessità di immagazzinare e fruire della musica in mobilità, l’intuizione dell’iPhone (e degli smartphone) non avrebbe visto la luce. Il passaggio dall’iPod di prime generazioni all’iPod touch nel 2007 ha definitivamente segnato l’era della rivoluzione. Con esso il Podcasting, inizialmente utilizzato soprattutto dalle radio per l’archiviazione delle registrazioni audio delle varie rubriche a tema, ora sta vivendo una nuova evoluzione.

La prima citazione del termine è stata attribuita nel febbraio del 2004 a Ben Hammersley, un giornalista della BBC ma non è possibile citare il termine Podcasting senza parlare di Doc Searls, noto anche come David Searls, co-autore del Cluetrain Manifesto, le 99 tesi pubblicate nel 1999 che sono alla base della cultura digitale moderna. Nel settembre 2004 Doc sganciò definitivamente l’iPod dal termine, trasformando la parola Podcasting lì dove l’acronimo POD avrebbe acquisito un significato importante, Personal Option Digital, sottolineando lo standard aperto del contenuto che poteva essere distribuito in rete, linkato e collegato ad un feed RSS. Qui trovate l’articolo originale.

L’audio, in sostanza, ha condizionato la nuova frontiera evolutiva dei sistemi digitali.

Le note audio, gli assistenti vocali (Siri, Alexa, Cortana), i device che “ascoltano” le nostre conversazioni, hanno indubbiamente orientato le energie verso la produzione di contenuti audio perchè, essenzialmente, l’utente si è stancato di guardare. Esatto, avete compreso bene: l’overload di informazioni visive hanno saturato la capacità delle persone nel riconoscimento e il discernimento qualitativo dell’informazione. Per questo, oggi, è logico pensare che l’audio in genere (come i comandi o le note vocali) e il Podcast siano i nuovi mezzi per comunicare, anche nello sport.

Pensare, creare e distribuire un podcast sportivo

Questo approfondimento non vuole mettere in evidenza le potenzialità di Spreaker o Podbean o Spotify nell’archiviazione e diffusione dei Podcast a tema sport. Troverete molto in rete e soprattutto avrete la possibilità all’interno delle piattaforme già citate di ascoltare Podcast sportivi molto interessanti, alcuni sperimentali, che abbracciano tutte le discipline, dalla NBA alla NFL. La differenza tra l’uno e l’altro risiede nella qualità del contenuto. L’algoritmo di Google, in continua evoluzione, presto sarà in grado di entrare anche nei file audio e riconoscere termini e temi che in questo momento invece restano blindati nel proprio codice esclusivo. Per tal motivo, oggi, è necessario capire che tipo di contenuto produrre molto prima di iniziare a registrare: curare gli argomenti, fare attenzione alla durata della puntata, organizzare il format e individuare uno stile personale del racconto audio.

 

Ma come facciamo a far capire all’”immaturo” Google che tipo di contenuto io stia trattando nel mio Podcast? Oggi è necessario integrare il podcast all’interno di realtà digitali trasversali:

annidati nel testo di un articolo che ne descriva il contenuto per indicizzare l’argomento;

distribuiti e diffusi attraverso i social tradizionali (Twitter, Facebook, LinkedIn, Telegram) introdotti da un post testuale, mention e hashtag che possano coinvolgere soggetti citati o raccontati nel podcast stesso.

Sport Illustrated, Instagram e il Podcast

Ma lo sport vive moltissimo di immagini e video, e Instagram è il luogo naturale dove distribuire i contenuti audio sportivi. Possiamo usare il Podcast anche su Instagram? La risposta è sì. Il processo è articolato ma ci consente di creare un contenuto veramente interessante e diverso che coinvolge molti ambienti e che ci restituisce l’opportunità di distribuire tale contenuto in più canali, amplificando la diffusione e coinvolgendo l’utente mediante un’esperienza nuova. L’esempio replicabile è quello di Sport Illustrated che ha creato un network di Podcast sportivi ospitandoli sia in una sezione dedicata del sito sia nel feed di Instagram.

 

Podcast sportivo

 

Il Podcast, una volta creato, organizzato e distribuito, viene inglobato tramite un tool in una storia IGTV (potete provare Headliner in versione FREE) di cui viene mostrata l’anteprima nel feed. Un esempio di giornalismo moderno che sfrutta una piattaforma nata esclusivamente per comunicare tramite le immagini. Il social di casa Zuckerberg diventa un vero e proprio vettore, assolvendo la sua funzione in maniera completa grazie agli strumenti messi a disposizione dall’ambiente che attendono solo la creatività del creator per sviluppare contenuti realmente diversi e verticali. I link esterni permettono a Instagram di fare da volano al contenuto originale, sia esso il Podcast stesso residente per esempio su Spreaker oppure l’articolo del blog in cui è contenuta la puntata audio embeddata.

Orientiamoci a seguire gli esempi che ci provengono dall’esterno per poter sperimentare e sviluppare nuove prospettive di racconto. Se volete, potete curiosare nel progetto tutto italiano del #CronistaDigitale dove abbiamo sfruttato ogni opportunità a livello di contenuti per far raccontare al giornalista le sue storie attraverso varie piattaforme digitali.

Nel 1995 Nicholas Negroponte lo aveva intuito: “I bit in ingresso relativi a una partita possono essere trasformati dal vostro computer in modo che li possiate guardare come immagini, oppure sentire sotto forma di voce o vedere come diagrammi” concludendo “La cosa più probabile è che l’utente passi alternativamente dall’uno all’altro dei tre modi di utilizzare i bit”.

“Come allunghiamo la mano per toccare qualcuno, così ci troveremo a usare la voce per trasmettere i nostri desideri alle macchine”. (Essere Digitali)

Autore Hoepli, giornalista, informatico ed esperta in strategie digitali, docente nei percorsi di formazione su temi legati al marketing, alla comunicazione e alla nuova informatica digitale, ha collaborato con l’ufficio stampa e marketing della FIP. Collabora con la Link University, Tor Vergata e La Cattolica nei Master di Marketing Sportivo e con LNP e IUL si occupa di formazione trasversale. Scrive per la sezione Sport de Il Messaggero e per Basketinside.com dal 2012 cura cronache e rubriche sulla pallacanestro.

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