Stiamo vivendo un momento durante il quale, soprattutto in virtù di Euro 2020 e dei futuri eventi quali le Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo e la grande stagione autunnale del tennis che vedrà Torino come città prescelta per le Nitto ATP Finals, le maggiori conversazioni si sviluppano attorno agli atleti e alle loro azioni, in campo e fuori dal campo.

Per anni, nello sport, abbiamo faticato affinché gli atleti più rappresentativi, quelli medagliati, i giovani e pluri campioni di sport olimpici e paralimpici, potessero avere l’opportunità di sovrapporsi ai cosiddetti “influencer” e attrarre partner sempre più interessati ai numeri digitali che ai risultati sportivi. Oggi, dopo la dichiarazione di Seth Godin, uno dei padri del marketing moderno, che ha definito appunto gli influencer come “il passato, caduti nella trappola dei social” gli atleti hanno l’opportunità di far valere i risultati sportivi pur non avendo community da capogiro.

Digital Athletes: oltre le vanity metrics

Nel presente in cui viviamo, in questo continuo mutare di algoritmi e dinamiche legate alle interazioni, quello che conta non sono più grandi numeri e vanity metrics ma la forza che i Digital Athletes hanno di attrarre e conversare con un pubblico molto verticale e fare della propria essenza sportiva un brand.

Sempre più atleti vengono affiancati da figure di conciergerie che consentono loro di sfruttare la nuova realtà digitale dello sport, rafforzando partnership attraverso strutture strategiche digitali. Questa è parte dell’eredità della pandemia che ha disintermediato il rapporto atleta-tifoso e ha reso più umana e possibile la relazione negli ecosistemi virtuali. Con il primo lockdown abbiamo vissuto una grande rivoluzione delle conversazioni tra i fan e gli atleti. Gli sportivi delle discipline diverse dal calcio, hanno avuto l’opportunità di approfondire le dinamiche delle piattaforme e concentrarsi sulla cura dei profili e delle interazioni, non potendo dedicarsi agli allenamenti.

Così oggi, alla vigilia delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo, abbiamo la fortuna di osservare atleti con super poteri digitali e alcuni di loro si preparano ad affrontare l’avventura olimpica più singolare e digitalizzata di sempre.

Olimpiadi e paralimpiadi di Tokyo: digital athletes a cinque cerchi

Nell’incertezza sanitaria che viviamo, dovuta alle mutazioni del virus, ma allo stesso tempo grazie alla ritrovata spinta del sogno olimpico, alle vaccinazioni alle quali si sono sottoposti atleti e team al seguito e ai dettagliati playbook del CIO dedicati alle attività anche digitali (non dimentichiamo la Rule 40) degli atleti, tutto è pronto per accogliere l’inizio dell’Olimpiade il 23 luglio e la Paralimpiade il 24 agosto, due dei super eventi di questo 2021 che metteranno insieme ben 206 nazioni che stanno vivendo la coda lunga della pandemia.

Dimenticate quello che sta succedendo a Euro 2020: a Tokyo le misure saranno stringenti e gli atleti saranno costretti a partecipare senza il pubblico, forse nemmeno i 10.000 previsti inizialmente. Gli azzurri, 384 (di cui 186 donne) distribuiti in 35 diverse discipline, in partenza per le Olimpiadi di luglio, dovranno scaricare due app: Cocoa e Ocha. La prima con funzioni di tracking e la seconda che avrà le funzioni per registrare lo stato di salute degli atleti.

Atleti digitali non solo perché attivi sui social, ma tecnologicamente avanzati anche a causa “o grazie” alla pandemia. Atleti che approdano a Tokyo dopo aver vissuto periodi incredibilmente esaltanti, come Simone Barlaam, 7 ori mondiali nel nuoto paralimpico, la cui fanbase su Instagram è in crescita (14.9K al 07/07). Oppure atleti che hanno ancora sulla propria pelle la delusione e la rinascita come Gianmarco Tamberi, altista, in viaggio per Tokyo dopo la brutta avventura alla vigilia di Rio 2016. Tamberi può vantare un ampio seguito sui social media, come testimoniano i suoi 149.1K follower su Instagram ai quali si sommano gli 8.0K su Twitter. O ancora atleti che dopo l’era degli influencer, vengono corteggiati dagli sponsor per le loro abilità in acqua, come Gregorio Paltrinieri (269.2K follower su Instagram e 43.6K follower su Twitter), campione olimpico in carica nel 1500 stile libero o come la divina Federica Pellegrini (con una fanbase online di 2.1M follower, sommando Twitter e Instagram) che non ha bisogno di alcuna presentazione.

Tutti, ma proprio tutti questi ragazzi hanno tre fattori in comune: non hanno nulla a che fare con il calcio, hanno fanbase più limitate rispetto ai calciatori più blasonati, sono amati dai fan e con loro intrattengono relazioni digitali sempre più sofisticate.

Qual è il limite del sogno a cinque cerchi? La scelta di Sinner

La Nazionale Italbasket ci insegna che nessun sogno è mai stato troppo grande per uno sportivo e che lo sport è l’unica via per realizzare grandi sogni. La vittoria della Nazionale a Belgrado del 4 luglio, conquistata ai danni dei vice campioni olimpici di Rio 2016, innescherà una reazione delle community attorno ai profili degli atleti che oggi, per tutta la famiglia del basket italiano vengono considerati quegli eroi che hanno portato l’Italia della pallacanestro in una competizione olimpica dopo ben 17 anni di assenza. L’Olimpiade è il più grande sogno per uno sportivo. Peccato che negli ultimi giorni la rinuncia di Sinner alle Olimpiadi ha lasciato tutti perplessi. Piero d’Agostino, nel suo articolo del 5 luglio per La Stampa ha usato una frase toccante: la rinuncia di Sinner “mortifica il sentimento sportivo” e la giustificazione del giovane Jannik è stata quella di volersi concentrare sulla sua crescita.

I ragazzi della Nazionale di Meo Sacchetti non hanno i numeri e i contratti che ha il ventenne numero 23 ATP, ma hanno esattamente in mano lo strumento che consente loro di essere quegli atleti digitali con i quali il pubblico desidera interagire: ragazzi con storie normali, con alcuni sogni realizzati e altri ancora da vivere e con una grande forza empatica. Se sono finiti i tempi per gli influencer, fagocitati dal loro stesso sistema, allo stesso modo sta cambiando anche il valore e il peso che le aziende monitorano per comprendere se gli investimenti sugli atleti possano attrarre i fan nelle conversazioni e nelle interazioni.

Non basta essere un campione e avere grandi numeri: gli atleti digitali di oggi (e di domani) hanno la responsabilità di trasmettere che lo sport rende possibile anche ciò che si riesce solo a immaginare.

 

 

 

 

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    Alessandra Ortenzi
    Author

    Autore Hoepli e Maggioli, giornalista ed esperta in strategie digitali per lo sport scrive per la sezione Sport de Il Messaggero e per Basketinside.com. Docente nei Master di Sport & Business Economy, cura progetti editoriali in ghost writing ed è mamma, assieme a Raffaella Masciadri, del progetto Sportivedigitali.it dedicato alla dual career delle giovani atlete.