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Sport Brand Journalism: intervista a gianluca monti

Gianluca Monti (GdS): “La keyword è ‘disintermediazione’. I club hanno bisogno di chi sappia raccontare”

Siamo con Gianluca Monti, giornalista de La Gazzetta dello Sport. Seguiamo con attenzione le sue attività e gli abbiamo chiesto, quindi, quest’intervista per parlarci del proprio lavoro e della sua visione sulle evoluzioni della Sport Industry,soprattutto in funzione delle esigenze del Sistema Calcio, in rapporto alla sua riorganizzazione ed alla digitalizzazione degli stadi e delle strutture sportive. Ma, anche, in funzione delle nuove strategie delle società sportive, sempre più media company, con l’obiettivo del fan engagement per creare opportunità di pubblicità, sponsorizzazione e monetizzazione.

Ciao Gianluca, prima di tutto grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Nello scenario attuale, che evidenzia lo SportTech come nuova tendenza, nasce Sport Thinking, il Brand Magazine di IQUII Sport che ha l’obiettivo di rappresentare, attraverso una nuova vision, un punto di osservazione ed approfondimento sull’innovazione in ambito Sport Business, sul cambiamento in atto e sulle nuove dinamiche del settore. Tu sei un professionista della comunicazione e dell’informazione, qual è stato il suo percorso personale?

“È cambiato negli anni il mercato dell’informazione sportiva, sta cambiando anche la figura dei giornalisti che stanno diventando sempre più protagonisti (talvolta anche troppo) a prescindere dalla testata di appartenenza. Io non posso cambiare il mio modo di essere e di fare il giornalista, posso provare a renderlo più moderno. I capisaldi restano affidabilità, equilibrio e competenza. Valori che però bisogna trasmettere al pubblico confidando che vengano apprezzati, paradossalmente non sempre è così.”

gianluca monti e la disintermediazione

Come si sviluppa il tuo lavoro, all’interno della redazione de La Gazzetta dello Sport? Quali sono le attività di cui ti occupi e che coordini? Come si evolve il modello di informazione di una realtà come la vostra, e il modo in cui eserciti la tua professione, in rapporto al digitale, ai new media ed ai nuovi strumenti di comunicazione?

“Il collega Malfitano ed io ci occupiamo essenzialmente del Napoli, lavoriamo h24 sugli azzurri e continuamente ci interfacciamo con la redazione di Milano: dal programma del mattino, agli aggiornamenti per il web fino alla stesura dei pezzi. Oggi si fa essenzialmente cronaca sull’on line e commento sulla carta.”

Sei un affermato giornalista, che si occupa di contenuti ed è molto attivo sui social, che giocano un ruolo sempre più importante e rappresentano degli asset strategici fondamentali per qualsiasi azienda, abilitando la disintermediazione. Organi di informazione, società sportive, gli stessi atleti: tutti media, tutti in competizione per vincere l’attenzione e il tempo delle persone, con l’obiettivo di arrivare ai loro dati, con iniziative sempre più profilate, per generare nuove opportunità di advertising e sponsorizzazione da monetizzare. Cosa ne pensi? Quali sono, in tal senso, le strategie di una testata tanto importante come quella per la quale lavori?

“Hai detto bene, la parola chiave è disintermediazione: il giornale non deve essere di un altro mondo o un’altra epoca, deve apparire ai lettori come qualcosa di dinamico e partecipativo senza però che chi scrive e chi legge si sentano, appaiano, siano poi allo stesso livello di conoscenza. Non è semplice.”

Brand Journalism e Brand Entertainment. Le aziende, come abbiamo detto, in primis quelle sportive, si stanno trasformando in vere e proprie media company, per generare contenuti da diffondere sfruttando le nuove tecnologie, organizzandosi e strutturandosi come delle redazioni. Fabio Guadagnini al Milan, l’Inter con la Media House, ma anche la Juventus e il Roma Media Center, sono esempi italiani di un nuovo modo di fare comunicazione, strutturato sulle dinamiche dell’informazione, sfruttando i nuovi strumenti (social media, soprattutto) e le nuove tecnologie (Virtual Reality, Mixed Reality, tra le altre), per diffondere contenuti in format di vario tipo, per intrattenere e intercettare i propri target e creare nuove e sempre più immersive Brand Experience. Qual è il tuo parere, in tal senso? In che direzione si sta andando, a tuo modo di vedere? Quanto è importante, per le aziende sportive, la visione che può portare un profilo con grandi competenze giornalistiche?

“Le società sportive hanno sempre prodotto contenuti per gli altri, nel senso per chi poi se ne appropriava commentandoli. Oggi producono per il pubblico e gli uffici stampa sono talvolta diventati ‘contro la stampa’ perché la scavalcano per arrivare ai tifosi. È necessario che ci sia nelle società chi si occupi di raccontare – e di nascondere – cosa accade, non mi piace però la deriva verso l’informazione di regime.”

Il fan al centro di tutto, abbiamo detto. E le strutture, in tal senso, hanno grande rilevanza. L’Italia sembra essere indietro, rispetto ad altri paesi, relativamente alla realizzazione di stadi ed impianti sportivi che migliorino la fan experience e, di conseguenza, che rappresentino il primo passo per favorire il fan engagement e l’acquisizione di dati da monetizzare, puntando sui nuovi asset digitali. Nuove fonti di fatturato indispensabili per aumentare la competitività, sia al livello dei club che delle nazionali. Sport Tech, Arena Digitale, Realtà Virtuale, sono solo alcuni dei temi più attuali. Quanto è importante adeguare le strutture? Come si lavora per ‘accontentare’ il Fan 4.0? Come credi il movimento calcistico italiano debba riorganizzarsi, a livello manageriale ed operativo, dopo la mancata qualificazione agli ultimi Mondiali? Quali dovrebbero essere i punti principali da affrontare, a tuo parere, nell’agenda del Presidente FIGC?

“Gli stadi reali sono sempre meglio per me di quelli virtuali, ma oggi sono spesso infrequentabili cattedrali nel deserto. Il tifoso vorrebbe viverli e vivere la squadra. La mia ricetta? Innanzitutto allenamenti open o dedicati a sostenitori speciali selezionati non per ceto ma per attaccamento ai colori. Le società si chiudono e pensano all’evento gara come unico momento di contatto tra loro e i tifosi, secondo me quei 90′ sono di passione ma non esauriscono la passione.”

Ringraziamo Gianluca Monti per il suo prezioso contributo. Continueremo a seguirlo sui social network e sui canali ufficiali de La Gazzetta dello Sport.

Specializzato in sport management e marketing, con esperienze al Milan, al Napoli e in varie aziende ed agenzie, si occupa di comunicazione digitale ed è il founder di Virtual14, agenzia e redazione che gestisce progetti di Brand Journalism e che ha strutturato il primo magazine totalmente orientato sul tema, in Italia, anticipando una visione che diventa sempre più attuale nello scenario che si va delineando, soprattutto nello sport business.